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Il grande bluff del bonus sanificazioni

FONTE: FISCAL FOCUS

Autore: Serena Pastore

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale effettivamente riconosciuto non è assolutamente pari al 60%, delle spese sostenute e documentate, così come previsto dalla norma, ma del 9,38538%.


Infatti, con il Provvedimento prot. n. 302831/2020 l’Agenzia delle Entrate ha comunicato la percentuale per determinare l’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile, pari al 15,6423%, ottenuta rapportando il limite complessivo di spesa, ovvero 200 milioni di euro all’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti, 1.278.578.142 euro. Tale percentuale va moltiplicata per il credito d’imposta richiesto e il risultato va arrotondato all’unità di euro.


Confesercenti, in risposta al Provvedimento, ha dichiarato “il credito di imposta per la sanificazione lascia all’asciutto le imprese. Dall’esplosione dell’emergenza Covid, le attività italiane hanno investito circa 2,1 miliardi di euro per sanificare e rendere sicuri i propri locali al pubblico e ai dipendenti. Ma le risorse previste dal Governo per sostenere l’investimento non ci sono. Un ulteriore grave colpo, in particolare per negozi e pubblici esercizi di minori dimensioni, che si trovano già in una situazione critica. Bisogna urgentemente rifinanziare il fondo e sostenere lo sforzo delle imprese”.


Il credito d’imposta- L’articolo 125 del DL Rilancio n.34/2020 riconosce ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione e agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, un credito d'imposta pari al 60% delle spese sostenute nel 2020, fino ad un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario e nel limite complessivo di 200 milioni di euro per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.


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